Descrizione
Gli Ospedali per lebbrosi a Messina, nel Medio Evo, erano due e tutti e due sorti fuori dal perimetro urbano per ovvi motivi sanitari, a sud e a nord. Uno era l’”Hospitalibus Sancti Pauli” femminile a Briga e l’altro l’”Hospitalibus infectarum Sanctae Agathae” maschile a S. Agata, fondato nel 1160. Il lebbrosario di San Paolo, di cui ancora esistono i ruderi lungo la strada provinciale che collega Briga Marina a Briga Superiore, in contrada Torre (chiamata così perché esisteva appunto una torre che è stata demolita insieme al lebbrosario nel 1925 quando venne realizzata la suddetta provinciale), era dedicato a San Paolo perché secondo la tradizione era sbarcato a Briga Marina nel 42 d.C. nel suo viaggio da Malta a Reggio. La chiesetta medievale annessa a questo lebbrosario, con unica abside rivolta ad est dove sorge il sole, simbolo di Resurrezione di Cristo, giace abbandonata ai margini della strada. Preziosissima testimonianza che questa immemore città non merita, lasciata nel degrado e nell’abbandono più totali fino a quando scomparirà per sempre. I due lebbrosari erano affidati agli Ospedalieri di San Lazzaro o “Lazzariti”. I cavalieri di San Lazzaro facevano parte di un Ordine che era stato fondato a Gerusalemme nel sec. XI con lo scopo di assistere e curare i lebbrosi e presero questo nome da Lazzaro citato nella parabola del ricco Epulone (Lc 16, 19-31), cioè il mendicante devastato da piaghe che inutilmente gli chiedeva di potersi sfamare con gli avanzi dei suoi pranzi. Portavano cucita sul mantello e sull’abito bianco o nero una croce di colore verde perché questo era il colore dei nemici musulmani e anche perché era il colore tradizionale che contrassegnava gli ospedali quale simbolo della speranza di guarigione per i contagiati dalla lebbra. Militarmente, i cavalieri di San Lazzaro di Gerusalemme (soprannominati “morti viventi” perché accoglievano nelle loro file i malati di lebbra) parteciparono a diverse campagne di guerra durante le crociate e nel luglio del 1174 la potenza dell’Ordine si rafforzò con la salita al trono di Gerusalemme del giovane re lebbroso Baldovino IV, in prima fila durante le cariche contro gli avversari, “giovane e bello re sventurato” con al seguito i “morti viventi”, i cavalieri Lazzariti che combattevano senza elmo così da terrorizzare, col volto sfigurato dalla lebbra, il nemico. Oggi, a ricordo di questa pagina gloriosa della nostra antica, grande Messina, rimane un frammento di croce lazzarita in pietra con le terminazioni trilobate (la SS. Trinità) murata in un muro di recinzione a S. Agata e la piccola, tenera chiesetta del lebbrosario di San Paolo a Briga Marina. Nino Principato.