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Dea di Morgantina

Scopri Dea di Morgantina a Sicilia con la guida curata di Unny.

La cosiddetta dea di Morgantina, nota anche con l'appellativo di Venere...

Posizione

Sicilia
Sicilia, Italia

Coordinate

37.41358 • 14.44742

Stato

Verificato da Unny

Descrizione

La cosiddetta dea di Morgantina, nota anche con l'appellativo di Venere, è una statua proveniente da uno scavo clandestino nel sito archeologico di Morgantina, in provincia di Enna. Inizialmente identificata come Afrodite oggi è più riconosciuta come Demetra, rappresentata mentre tiene in una mano una fiaccola (andata perduta) alla ricerca della figlia Persefone. Oggi esposta al museo archeologico di Aidone, fu protagonista di un lungo contenzioso tra Italia e Stati Uniti causato dal precedente acquisto illecito dell'opera da parte del Paul Getty Museum. «La Venere di Morgantina passerà alla storia come il più grande furto archeologico di tutti i tempi: mai un collezionista pubblico o privato aveva sborsato ben 18 milioni di dollari per un manufatto dell'arte classica, né aveva messo le mani su un capolavoro di quel pregio e rarità nel mercato delle antichità senza accertarne la provenienza.» (Serena Raffiotta, La Venere di Morgantina: storia di un recupero) L'opera fu scolpita nel V secolo a.C. in Sicilia da autore ignoto, forse un discepolo di Fidia. Trafugata nel 1979 dal santuario di contrada San Francesco Bisconti a Morgantina, fu tagliata in più pezzi ed esportata in Svizzera nel 1986 dal tabaccaio luganese Renzo Canavesi, che la vendette per 400.000 dollari al londinese Robin Symes: quest'ultimo la trasferì nel suo negozio d’antiquariato a Londra, tentando invano di collocarla presso le più note gallerie d'arte americane. Decise infine di offrirla al Paul Getty Museum di Malibù, che il 25 luglio 1988 l'acquistò per 18 milioni di dollari. Nello stesso mese Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan Museum di New York, denunciò pubblicamente di essere a conoscenza del fatto che la statua provenisse da uno scavo clandestino a Morgantina: la notizia fece attivare le prime indagini del Tribunale di Enna che, tramite analisi petrografiche sul corpo della scultura, permise di accertarne la provenienza dal sito archeologico siciliano; nonostante ciò, il Getty Museum rifiutò di cedere la statua all'Italia. La svolta si ebbe il 5 marzo del 2001, quando una complessa indagine della Procura della Repubblica di Roma svelò il sistema illecito con cui i grandi musei americani si arricchivano di opere d'arte greco-romana tramite trafficanti che agivano in combutta con ricettatori italiani. Nello stesso anno il Tribunale di Enna condannò Canavesi a due anni di reclusione e al pagamento di una penale di 40 miliardi di lire: fu il primo caso nella normativa italiana dell'applicazione di una sanzione così ingente per l'esportazione clandestina di un reperto archeologico. Fu così che il 25 settembre 2007 Michael Brand, direttore del Getty Museum, firmò la resa per il trasferimento della statua, che rientrò in Italia il 17 marzo 2011. Dal 17 maggio 2011 è esposta nel Museo archeologico di Aidone. La statua è alta 2.20 metri e venne scolpita nel V secolo a.C. tra il 425 e il 400 a.C., periodo nel quale la città di Morgantina venne assegnata a Kamarina dopo il congresso di Gela voluto da Ermocrate. Fu realizzata in tecnica pseudo acrolitica (già sperimentata in Sicilia nelle metope del tempio E di Selinunte) avente il corpo in calcare colorato proveniente da una cava iblea, e le parti nude in marmo pario. La statua è lavorata anche nella parte posteriore, dove il panneggio è riccamente caratterizzato: ciò farebbe pensare ad un'esposizione dell'opera su un piedistallo. Stilisticamente rientra nel manierismo postfidiaco, diffusosi in Grecia durante gli anni della guerra del Peloponneso: è evidente dal cosiddetto "effetto bagnato" della veste sul torso, che mette in risalto i lineamenti del corpo, e dal ricco panneggio a formare ampie pieghe, un dettaglio visibile solo lateralmente o posteriormente. Queste caratteristiche sono presenti anche in altre statue contemporanee o di poco più antiche, come la Nike di Peonio o quelle del tempio di Atena Nike. La testa non è rifinita nella parte posteriore ma è solamente abbozzata, probabilmente perché ricoperta da uno strato di stucco su cui era posizionata una parrucca o un himation. Fonte Wikipedia.