Descrizione
Il criptoportico si trova nel cuore di Catania, incastonato all'interno del Giardino Bellini, storico parco ottocentesco caratterizzato da terrazze, viali alberati e scorci scenografici. L'area, un tempo parte dei terreni dei Principi di Biscari, conserva una forte valenza paesaggistica e identitaria, integrandosi armoniosamente nel contesto urbano e vegetale della città storica. L'area del “Laberinto” è il nucleo originario del Giardino, che prende il nome, probabilmente sin dalla fine del 1600, dall'impianto a croce col quale erano disposte le piante ad esso affidate alle cure del possessore, il sacerdote Francesco Maria Scionti. Nel 1719 passò a Vincenzo Paternò Castello. Alla sua morte, nel 1749, ne divenne proprietario il figlio, il Principe Ignazio Paternò Castello, che volle riprendere ed enfatizzare, secondo la moda del tempo, il concetto di “Laberinto”, carico di suggestioni filosofiche. Creò un dedalo intricato di percorsi realizzati tramite fitti filari perlopiù di cipressi, mirti e siepi, arricchiti da fontane, cascatelle e ponticelli, disposti attorno ad uno spazio scavato, definito successivamente “l'occhio del labirinto”. Il criptoportico del Giardino Bellini si sviluppa come galleria voltata a botte, scavata nel banco lavico, con andamento curvilineo che segue la morfologia del parco. Le pareti, scandite da nicchie ad arco ribassato, richiamano i modelli sette-ottocenteschi di architettura ispirata all'antico. La pietra grezza, le aperture circolari e i giochi di luce naturale generano un effetto di sorpresa e mistero, tipico del paesaggismo romantico. Le aperture laterali, oggi grate, suggeriscono un uso scenografico pensato per incorniciare fontane o scorci naturali. Il criptoportico funge da passaggio tra la parte alta del parco e i terrazzamenti inferiori, integrandosi con altri elementi del giardino: la maestosa scalinata monumentale, la vasca centrale con giochi d'acqua, il chiosco musicale in stile liberty e le aree verdi all'italiana. L'intero impianto riflette un raffinato disegno paesaggistico ottocentesco, dove natura, architettura e memoria si fondono armoniosamente. Fonte Fai.