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Acquedotto romano Nesima

Scopri Acquedotto romano Nesima a Sicilia con la guida curata di Unny.

L'acquedotto romano di Catania fu la maggiore opera di convoglio idrico nella Sicilia romana...

Posizione

Sicilia
Sicilia, Italia

Coordinate

37.51013 • 15.04351

Stato

Verificato da Unny

Descrizione

L'acquedotto romano di Catania fu la maggiore opera di convoglio idrico nella Sicilia romana. Attraversava il territorio compreso tra le fonti sorgive di Santa Maria di Licodia e l'area urbana catanese, percorrendo gli attuali territori comunali di Paternò, Belpasso e Misterbianco prima di giungere al capoluogo etneo.





Nonostante la struttura fosse imponente e piuttosto articolata e sebbene fino al XIX secolo non manchino attestazioni del suo utilizzo in alcune sue parti, della presenza di tale sistema idrico non si ha menzione nelle fonti classiche. La prima citazione la compie il Fazello nella seconda metà del XVI secolo che lo definisce ricco di acque e monumentale come quelli di Roma, mentre è in Bolano la prima descrizione dell'acquedotto in rapporto alla città: esso si diramava in tre direzioni, corrispondenti ad altrettanti quartieri civici. Nel Seicento Pietro Carrera e Giovanni Battista Grossi e nel secolo successivo Vito Maria Amico e Ignazio Paternò Castello descrivono ampiamente il monumentale sistema idrico. Tuttavia, le prime immagini che lo ritraggono si devono a Jean Houel che nel suo Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari illustra alcuni tratti dell'acquedotto, nonché la cosiddetta botte dell'acqua di Santa Maria di Licodia, una grande cisterna chiusa con volta a botte e divisa in due ambienti, identificata quale la cisterna di raccolta delle sorgive destinate alla distribuzione idrica. Nel XIX secolo la struttura, caduta ormai nel disinteresse, subisce nuovi danneggiamenti ad opera umana (già lo storico Francesco Ferrara ricorda come per la realizzazione delle mura di Catania e per la passeggiata della Marina vennero demoliti gli archi della contrada Sardo e ancora Vincenzo Cordaro Clarenza nel 1833) nonostante nel contempo inizino ad esserci i primi interessi tecnico-scientifici sul monumento, tra cui il Duca di Carcaci ne ipotizza una portata di 46 zappe. L'ingegnere Luciano Nicolosi pubblica la prima monografia sul monumento in cui ne descrive l'aspetto tecnico analizzando tracciato, dimensioni del canale, materiale usato (per l'esterno, come per l'interno del canale) e ipotizza a circa 30.000 cubi di acqua al giorno la portata dell'acquedotto. Nel 1964 l'archeologa Sebastiana Lagona ha per la prima volta usato criteri scientifici moderni nell'analisi dell'edificio e nel 1997 viene pubblicato, a cura della dott.ssa Gioconda Lamagna uno studio accurato del tratto paternese del grande complesso. Infine il 10 maggio 2003, nell'auditorium.