Descrizione
L'area su cui sorge l'edificio è posta in prossimità di un contatto tra due litotipi: i calcari e calcari dolomitici di monte Grifone e le calcareniti della piana di Palermo. La natura calcarea dei monti di Palermo genera un’alta permeabilità localizzata causata da fessurazioni e carsismo. Considerando inoltre che l’acquifero (i terreni che contengono acqua) è abbastanza vasto, il contatto con le calcareniti meno permeabili produce sorgenti di notevole portata; le acque di quelle poste a monte, oggi meglio note come “Fawara” o di San Ciro, specialmente nei periodi caratterizzati da una particolare piovosità, avevano dato origine al bacino lacustre colmando una depressione naturale già esistente. Tale situazione geomorfologica è stata sfruttata per la realizzazione di un lago artificiale completo di diga di chiusura e troppo pieno, al cui interno era presente un’emergenza naturale regolarizzata in periodo normanno con la realizzazione di un muro rivestito in coccio pesto così come lo erano le pareti che racchiudevano il bacino. Smesso l’uso di “sollazzo” del palazzo, il lago è stato nel tempo colmato dai depositi carbonatici, trasformato prima in acquitrino e poi in terreno agricolo; le acque della sorgente della Fawara sono state canalizzate e vendute sino all'attuale captazione delle sorgenti di San Ciro da parte dell'acquedotto di Palermo. Rimane ancora visibile un antico pozzo sull’isolotto la cui acqua veniva emunta col sistema della “noria”.